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Maturità 2008

Dal Giornale di Brescia del primo Luglio2008

MATURITÀ Viaggio tra gli orali: al liceo «Calini» la ausiliaria Meri svolge da 23 anni un’importante azione di sostegno psicologico  

Quando la bidella ti aiuta a portare il macigno  

La paura di entrare nell’aula per l’ultimo confronto, poi l’uscita liberatoria

Un momento della prova orale dell’esame di Maturità, ieri mattina al Liceo «Calini»
Un momento della prova orale dell’esame di Maturità, ieri mattina al Liceo «Calini»

C’è anche chi di maturità ne ha già fatte ventitré. E ha in programma di farne ancora altre tre. Non stiamo parlando, ovviamente, di uno studente pronto ad entrare nel Guinness di primati per l’incredibile capacità di evitare i libri nel momento cruciale.
Parliamo di Maria, anzi Meri. Professione: bidella. Una bidella all’antica, un po’ amica, un po’ mamma, un po’ confidente. Di quelle che prendono sottobraccio una ragazza particolarmente impaurita e la accompagnano fino alla porta dell’aula in cui la commissione la sta aspettando. Sulla soglia, un bacio e l’ultimo «in bocca al lupo», non «auguri» perché porta sfortuna.
Al Calini è così: «Faccio tutto io. Alla mia maturità ci penso io, state tranquilli» rispondeva ieri mattina ad un collega che gli chiedeva se ci fosse qualcosa da fare.
«Ogni anno è un’emozione - sottolinea Meri -. Fra tre anni andrò in pensione e mi mancheranno i miei ragazzi». In ventitre anni le cose sono un po’ cambiate, «un tempo si sentiva di più il clima d’esame», ma la tensione è sempre alta tra i maturandi: «La maturità va gestita. Io li sostengo, li accompagno». E in qualche caso li riprende quando, svanita la tensione dell’orale, si alzano un po’ troppo i toni dei festeggiamenti.
Intorno a Meri è un via vai di ragazzi: alcuni senza più il peso dell’esame ormai alle spalle, altri intenti in un ripasso «matto e disperatissimo» dell’ultimo minuto. Tra questi Mireille che di lì a pochi minuti presenterà alla commissione la propria tesina su un tema di grande attualità, il disagio degli immigrati, facendo riferimento, tra le altre cose, a Giuseppe Ungaretti, a «Frankenstein» di Mary Shelley e alla storia dell’emigrazione italiana. Spera che la commissione non le faccia domande troppo difficili di fisica e matematica, un timore abbastanza diffuso tra gli studenti del Calini che aspettano il loro turno a dispetto dell’indirizzo scientifico del liceo. La fantomatica notte prima degli esami Mireille l’ha passata tutto sommato bene: «Sono riuscita a dormire dall’una alle sette. Prima ho ripassato».
Ancora più tranquilla la notte di Deborah, anche lei in attesa di discutere la sua tesina sul principio di indeterminazione di Eisenberg: «Ho ripassato fino alle undici. Poi io riesco a disconnettermi dalla realtà quindi ho dormito senza problemi» racconta. Una tranquillità che forse deriva dalla certezza di aver fatto il proprio dovere avendo già raccolto, prima dell’orale, 65 punti su 100: 45 negli scritti più i 20 derivanti dai crediti ottenuti nel corso degli ultimi tre anni.
Le facce di chi è appena uscito dalla prova orale sono decisamente più serene e si vedono da lontano. Sorridono, scherzano, fumano una sigaretta, fanno forza agli amici che devono essere ancora interrogati. Annagrazia è soddisfatta: «È andata abbastanza bene» assicura felice. Dopo la tesina sulla follia le son state fatte domande di italiano, scienze e storia: «Una su Giolitti che non c’entrava nulla». Da oggi cominciano i divertimenti: «Stasera farò un bel falò con gli appunti; i libri non li brucio perché si possono rivendere» scherza con le amiche. Più di un’ora di esame per Daniele che ha portato una tesina sulla grande guerra: «Ora mi sento sollevato, mi son tolto un macigno enorme dalle spalle». Domenica sera ha guardato la finale del campionato europeo di calcio, «dovevo ripassare un po’ stamattina ma alla fine non l’ho fatto - rivela -. Comunque sono fiducioso, nonostante abbia fatto male gli scritti e in generale per me non sia stato un grande anno di studio» Obiettivo 70 per Davide, soddisfatto anche lui al termine della discussione dove ha portato un elaborato dal titolo «Mito macchina». «Ogni commissario mi ha fatto una domanda - racconta - e mi ha messo più in difficoltà quella di astronomia».
Ha passato «un weekend in clausura, drogato di valeriana. Ho studiato tutto ieri e stamattina mi son svegliato alle 6 per ripassare. Ma stasera si festeggia». Al contrario di quello di Davide, il finesettimana di Francesco è stato molto sereno visto che la tesina sulle tenebre l’ha discussa sabato mattina: «Non mi dispiace aver avuto qualche giorno in meno per ripassare, anzi non vedevo l’ora di uscire. Ora son qua a sostenere gli amici». Dall’altra parte della «barricata», i professori, soprattutto i membri interni delle commissioni, cercano di mettere a loro agio i candidati. «I ragazzi sono impauriti dall’esame in se, con qualche preoccupazione in più per i membri esterni - spiega Mario Mento, docente di disegno e storia dell’arte del Calini -. È giusto che affrontino queste prove per prepararsi a quelle ben più difficili che troveranno nella vita fuori da qui».
 
Andrea Spitti 
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