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La "sedia"simbolo dei Dies Fasti 2008

Un'enorme installazione ha attratto l'attenzione della città e di qualche buontempone sul nostro evento

La "sedia"simbolo dei Dies Fasti 2008

 

nove scene per una palla   La Palla Ritrovata Destini incrociati in nove scene   La notte tra venerdi e sabato il lavoro di costruzione della sedia/canestro ha subito un arresto che acquista il sapore di un racconto. Ore di lavoro con gli studenti del Liceo Scientifico A.Calini e maestranze della Ditta DASS sembravano compromesse, poi all'improvviso..., ma andiamo con ordine. Tutto comincia sabato mattina, ad un bar di Piazza Benedetto Michelangeli, meglio sarebbe dire che qui comincia la storia della palla scomparsa. Prima scena. Io e mia moglie arriviamo di fronte al bar di piazza Benedetto Michelangeli e pregustiamo già una piacevole colazione osservando la sedia/canestro, frutto del lavoro conclusosi la sera precedente e finalmente illuminata dalle luci decise di un giorno solare. Amara sorpresa: in un angolo della piazza la grande sedia di sei metri, con i colori stagliati su di un sfondo straordinario, la settecentesca chiesa di S.Barnaba e l'edificio ottocentesco del Conservatorio, campeggiava nuda. La rete da basket, collocata al centro della seduta alta tre metri, pendeva sfilacciata sotto la sua apertura e la palla da basket, di ben visibili proporzioni come la sedia stessa, era sparita. Giornalaio e barista ci aiutavano solo a determinare un possibile periodo in cui collocare la scomparsa. La sera prima era tutto al suo posto fino alla mezzanotte, diceva il barista, la mattina del sabato la giornalaia confermava che alle cinque e mezza, all'apertura dell'edicola, già la palla non c'era più. Sconcerto e colazione inevitabilmente rimandata. Stupore e inaccettabile violazione della creatività collettiva, che attorno alla sedia/canestro aveva visto un’attiva collaborazione durante tutta la giornata precedente. Seconda scena. Telefono a Laura, che insegna al Calini, mia carissima amica dai tempi del liceo e che con me ha vissuto e visto crescere questa idea. Siamo sconsolati e arrabbiati, si allarga il senso del disagio e crescono le imprecazioni, mie, di Laura, di suo marito e di mia moglie. Terza scena. Pensando tuttavia ad una colazione sempre più concretamente impossibile, con mia moglie salgo in macchina e cerchiamo la palla.Ci consoliamo a vicenda dicendo che chi ha fatto la bravata non può certo averla caricata in macchina e portata via. Il suo diametro è di centotrenta centimetri, enorme per qualsiasi autovettura, un furgone per una spedizione di esplicito disturbo sembra fuori luogo. Se ipotizziamo la casuale e stramba prova d'abilità di chi si è arrampicato sulla grande sedia/canestro, ha divelto la grande palla e poi l'ha fatta ruzzolare a terra, allora da qualche parte potrebbe ancora esserci. Giardini a lato del Liceo Classico Arnaldo: niente. Giardini di piazza Arnaldo e piazza Tebaldo Brusato: niente. Raggiungiamo il ring e guardiamo in ogni anfratto. Quarta scena. Laura mette al corrente il preside del Calini di quanto è avvenuto. Fra i partecipanti al venerdi di costruzione collettiva della sedia/ canestro c'erano anche il preside e sua moglie. Quinta scena. La macchina continua ad ispezionare la città e i telefoni squillano da un'abitazione all'altra, mentre in piazza Michelangeli, circa mezz'ora dopo la nostra partenza alla ricerca della palla, un impiegato e la segretaria del Liceo Arnaldo entrano separatamente nel bar d'angolo per un caffè: del resto qualcuno deve fare colazione in questa città, mi viene da pensare quando ricompongo i tasselli di questa storia movimentata. La segretaria è la moglie del preside del Calini; riconosciuto l’impiegato della sua scuola, dopo la colazione, esce con lui verso la piazza Michelangeli.  L’impiegato guarda la sedia/canestro e dice alla segretaria:-Interessante questa struttura collocata sullo sfondo neoclassico di S.Barnaba, ma forse un po’ troppo spigolosa, avrebbe bisogno di qualcosa dalle linee morbide- La segretaria lo ascolta, guarda con attenzione verso la sedia/ canestro, alla quale prima non aveva dedicato particolare attenzione e esclama:- Non c'è più la palla! C'era una palla appoggiata allo spigolo del piano di seduta, una palla molto grande, disegnata con colori e forme tipiche del basket -aggiunge stupita! -Come? - dice l’impiegato- una palla? Ma allora io devo averla vista questa mattina passando in piazza Repubblica, dentro la fontana, e mi sono anche chiesto chi poteva aver giocato a palla nuoto di notte con una palla così grande! Sesta scena. Io e mia moglie in macchina siamo arrivati nel frattempo ai giardini di Largo Zanardelli: si guarda tra cespugli e panchine con un misto di tristezza e delusione, pensando a come sia possibile sostituire quella palla e quando. Senza la palla, penso, l'idea dell'assonanza tra sedia e canestro scade definitivamente, perde, oltre ad un importante elemento significante, il carattere morbido delle linee invocate, ma io ancora non lo sapevo, dall’impiegato dell'Arnaldo. Improvvisa e piacevolmente inaspettata giunge la telefonata di Laura, avvisata dal preside del Calini, a sua volta avvisato dalla moglie: l'hanno trovata, l'hanno trovata, l'hanno vista, hanno visto la palla nella fontana di piazza Repubblica. La mia macchina fa un rapido giro dei giardini dal lato di via Venti Settembre, entra in via Vittorio Emanuele II e si dirige senza guardare i limiti di velocità verso piazza Repubblica. Un semaforo all'angolo con corso Martiri della Libertà sembra volerci dire che il verde è stato abolito dai suoi colori. L'impazienza e la gioia e l'ansietà, prima di una curva sulla quale mi obbliga il rosso e che non mi fa scorgere la fontana. Finalmente il verde. Parto e curvo. Una macchina dei vigili urbani è già davanti alla fontana. Rallento. Settima scena. Scendo al volo e mia moglie mi dice se sono matto ad abbandonare la macchina quasi al centro della strada: sarà lei naturalmente a parcheggiarla. Parlo con i vigili: dicono di avere avuto una recente segnalazione da un collega che nella sala video, collegata con le telecamere cittadine, ha notato un corpo estraneo nella fontana di piazza Repubblica. Due semicerchi ideali concretizzati, penso, ed ecco la palla, grattugiata, spellata, con i colori stinti e mezza piena d'acqua, però intera.Dopo averla divelta, lanciata da un'altezza di tre metri, gli intraprenenti scalatori notturni devono averla fatta rotolare per tutta la città, lungo un percorso accidentato che dal selciato passava all'asfalto e da qui al porfido e devono averla fatta rotolare perché alzarla sarebbe stata un'impresa non facile.Da corso Magenta alla fontana di piazza Repubblica, probabilmente, si svolge la scena numero zero. L'immaginazione rende la realtà più piacevole -del resto questo vuol indurre la sedia/canestro- e provo ad animare la palla, a darle un carattere indipendente, pensando che prima di accoccolarsi definitivamente sul bordo di una grande sedia essa abbia voluto togliersi lo sfizio di vedere un po’ di quella città nella quale avrebbe dovuto poi fare bella mostra per più di una settimana. Ottava scena L'acqua fredda dentro la palla e naturalmente la colazione mancata sembrano ricondurci ad un presente in cui la gioia del ritrovamento fa i conti con la difficoltà di togliere la palla dalla fontana, tanto è pesante. Casualmente in quel momento sta transitando un mezzo dei vigili urbani per la rimozione dei veicoli in sosta vietata. Lo fermiamo, i  vigili spiegano rapidamente ai colleghi l'accaduto e quindi con il suo braccio meccanico e un po’ di fil di ferro alziamo la palla e riusciamo a vuotarla sull'erba del giardino circostante. La palla è ritrovata. Le telefonate del mattino compiono un percorso a ritroso e sul filo corre il piacevole senso del pericolo scampato. Nona scena. Dopo i necessari doveri burocratici la palla ritorna sulla sedia, debitamente ridipinta e con le fasce che ne richiamano la connotazione da basket. Ora la colazione è possibile, ovviamente al bar d'angolo di piazza Michelangeli, dove l'aroma del caffè si confonde con il destino di una palla.

 

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