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L'AULA MAGNA INTITOLATA AD ALBERTO DALLA VOLTA

dal Giornale di Brescia del 17 e 25 e 27 Gennaio 2008

Calini, la Memoria ha il nome di  Alberto Dalla Volta 

La cerimonia di intitolazione dell’aula magna del liceo Calini ad Alberto Dalla Volta, l’amico più caro di Primo Levi nell’inferno di Auschwitz, è il momento più toccante della serie di iniziative programmate dall’istituto di via Montesuello in occasione della Giornata della Memoria.
Alberto Dalla Volta era infatti bresciano e al Calini si diplomò nel 1941; arrestato nel 1943 insieme al padre Guido, scomparve nel 1945 durante la marcia di evacuazione del campo di sterminio polacco. Nei tre anni che trascorse ad Auschwitz strinse con Primo Levi un’amicizia intensa e profonda di cui lo scrittore torinese parla in tutte le sue opere, definendo Alberto «la rara figura dell’uomo forte e mite contro cui si spuntano le armi della notte». Proprio queste parole saranno scolpite sulla lapide che verrà scoperta sabato 26 gennaio al Calini, alla presenza di diverse autorità, dello storico Marino Ruzzenenti, e dei familiari del giovane, tra cui il pronipote, suo omonimo, Alberto Dalla Volta, che è oggi studente della classe 5ª E del Calini.
Per quanto riguarda le altre iniziative, promosse dalla Commissione Cultura, tante le occasioni di riflessione offerte a tutte le classi proprio in questi giorni. Le prime assisteranno allo spettacolo di Laura Mantovi dedicato ad Anna Frank, le seconde parteciperanno ad una lezione multimediale della prof.ssa Donatella Fornarini dal titolo «Nel segno dei bambini», dedicata alla condizione dei più piccoli nella realtà dei lager. Alle classi quarte sono invece rivolti due eventi: lo spettacolo teatrale «La parete nord. Un ricordo di Tita Secchi», con Alessandro Manzini, e la proiezione del film «La strada di Levi» di Davide Ferrario. Le quinte assisteranno al collaudato «La banalità del male», riscrittura teatrale del famoso testo di Hannah Arendt a cura di Paola Bigatto, e al film «Uno specialista. Ritratto di un criminale» di Eyal Sivan, sempre su Eichmann.
La persecuzione antiebraica a Brescia sarà presentata da una ex studentessa del Calini, Antonella Rigo, che a questo tema ha dedicato la sua tesina di maturità, mentre diverse classi ascolteranno le testimonianze di prigionieri nei lager nazisti, raccolte nel libro «Un mio amico non vuole ricordare», realizzato dall’Aned con i licei Arnaldo e Calini. 
Fabio Larovere 

Liceo Calini, aula magna dedicata ad Alberto Dalla Volta vittima di Auschwitz

L’intitolazione dell’aula magna del Liceo Scientifico Calini ad Alberto Dalla Volta, prevista domani mattina nell’istituto di via Montesuello, è il primo segno della memoria che a Brescia ricorda le vittime della Shoah. Con questa cerimonia esce definitivamente dall’ombra quell’Alberto D. che Primo Levi cita innumerevoli volte nelle sue opere e che gli fu amico più caro nell’inferno di Auschwitz: Alberto Dalla Volta, appunto, giovane bresciano di origine ebraica, studente del Calini, catturato dai fascisti insieme al padre Guido l’1 dicembre del 1943 e scomparso durante la marcia di evacuazione del lager nel 1945.
La sua storia l’ha raccontata per primo con dovizia di particolari lo storico Marino Ruzzenenti nel saggio «Alberto Dalla Volta, l’eroe di Auschwitz, il primo ebreo catturato a Brescia dai fascisti», pubblicato nel volume «La capitale della Rsi e la Shoah», edito nel 2006 dalla Fondazione Micheletti. Ruzzenenti lo scorso gennaio ha presentato ai ragazzi delle classi quinte del Calini la vicenda di Alberto, ricostruendo non solo i fatti legati alla sua permanenza ad Auschwitz, ma anche i suoi anni bresciani.
Compresi i suoi studi al liceo bresciano, dove si diplomò nel 1941, e dove oggi, nella classe quinta E, studia il pronipote omonimo. Alberto Dalla Volta junior domani mattina suonerà al pianoforte una Barcarola di Ciaikovsky e un Notturno di Chopin, brani che il pro-zio stesso suonava ed amava particolarmente. «Alberto - spiega il Dirigente Scolastico Salvatore Lo Manto - è l’emblema di tutte le vittime innocenti dell’intolleranza e dell’odio razziale. Abbiamo deciso di ricordarlo con un’iniziativa che vada oltre il vuoto gesto retorico, ma che implichi un’assunzione di responsabilità sul piano dell’impegno civile ed educativo». Nelle scorse settimane tutte le classi della scuola sono state coinvolte nell’approfondire la figura e la storia di Alberto e di Primo Levi: molti ragazzi, su invito dei docenti, hanno anche scritto temi e riflessioni che si possono leggere sul sito internet della scuola www.liceocalini.it. La più toccante sarà letta domani nel corso della cerimonia di intitolazione che avrà inizio alle 9.30. Interverranno, oltre alla famiglia Dalla Volta, il dirigente Scolastico Lo Manto e il suo predecessore Gaetano Cinque, il sindaco Paolo Corsini e il presidente della Provincia Alberto Cavalli, il Dirigente dell’Ufficio Scolastico Provinciale Giuseppe Colosio, Francesco Zanatta per l’Associazione Amici di Israele.
Fabio Larovere

Intitolata ieri mattina ad Alberto Dalla Volta l’aula magna del liceo Calini dove studiò il giovane ebreo morto ad Auschwitz a 23 anni  

Dal lager l’esempio di un uomo  
Dai libri di Levi e dai saggi di Ruzzenenti la storia di chi non si piegò all’orrore
 Gli studenti leggono alcuni passi di «Se questo è un uomo» di Primo Levi, ieri mattina nell’aula magna<BR>del Liceo Calini, intitolata alla memoria di Alberto Dalla Volta, morto ad Auschwitz a 23 anni, nel 1945
Gli studenti leggono alcuni passi di «Se questo è un uomo» di Primo Levi, ieri mattina nell’aula magna
del Liceo Calini, intitolata alla memoria di Alberto Dalla Volta, morto ad Auschwitz a 23 anni, nel 1945

Alberto Dalla Volta morì in Polonia a 23 anni, nel gennaio del 1945. Sessantatre anni fa. Eppure ieri sembrava che fosse lì, nell’aula magna del liceo scientifico Annibale Calini, la sua scuola dove si diplomò nel 1939, vivo e presente, in mezzo ai ragazzi e ai professori di oggi, con la sua tragica vicenda umana e il suo ineguagliabile esempio.
E per questa sua presenza tutto il Calini ha vissuto una mattinata di straordinarie emozioni, di profonda commozione. L’aula magna ieri è stata intitolata a lui, al ragazzo ebreo che morì ad Auschwitz e che le opere di Primo Levi hanno consegnato all’immortalità prima che la sua città e la sua scuola decidessero di rendere omaggio al suo esempio.
Ieri la commozione si toccava con mano nell’aula magna del Calini, raggiungendo l’apice quando sul grande schermo sono comparse le fotografie di Dalla Volta studente e la sua pagella dell’ultimo anno. In quel momento l’identificazione con quell’«antico» compagno ha toccato l’apice e gli occhi di molti, ragazzi e adulti, si sono riempiti di lacrime.
Ma tutta la cerimonia di inaugurazione della targa che ora ricorderà per sempre agli studenti del Calini quei tempi terribili e la grandezza di chi rimase uomo anche nell’orrore del lager, è stata caratterizzata dalla commozione. La stessa targa riporta un passo di «Se questo è un uomo» di Primo Levi che non può non toccare nel profondo: «Ho sempre visto e ancora vedo in lui la rara figura dell’uomo forte e mite, contro cui si spuntano le armi della notte».
In quella frase c’è tutta la storia di Alberto Dalla Volta, la grandezza di un uomo di poco più di 20 anni che di fronte alla fame, alla paura, alla violenza e alle torture non accettò di rinunciare ai sentimenti dell’amicizia e della solidarietà. Amicizia e solidarietà che sono stati il motivo conduttore della mattina di ieri, iniziata con alcuni brani di Primo Levi letti dagli studenti del Calini Martina Patelli e Alberto Fornaciari. Levi afferma che «nessuno fu amato tanto come lui» nel lager, e dagli interventi successivi si è capito perché. Di Dalla Volta hanno parlato il preside del Calini Salvatore Lomanto, il sindaco Paolo Corsini, il vice presidente della Provincia Aristide Peli, il provveditore Giuseppe Colosio, l’insegnante Luciano Paradiso, l’ex preside Gaetano Cinque, Francesco Zanatta dell’associazione Italia-Israele e lo storico Marino Ruzzenenti, autore del volume sulla persecuzione degli ebrei bresciani che dedica un capitolo proprio a Dalla Volta che fu il primo ebreo arrestato e deportato nel 1943 nella nostra città.
Dagli interventi sono emerse molte se non tutte le ombre di quella notte contro cui Alberto Dalla Volta combattè la sua disperata e pacifica battaglia. Erano anni in cui, come ha ricordato Ruzzenenti, per catturare una cinquantina di ebrei (perché piccolissima era la loro comunità nel Bresciano) la Repubblica di Salò mobilitò uno straordinario apparato di polizia e favorì pagando la delazione. Ruzzenenti ha ricordato la figura del questore Candrilli che in quella caccia profuse tutte le sue energie. La persecuzione degli ebrei, ha spiegato Ruzzenenti, non va imputata alla follia di Adolf Hitler, l’antisemitismo era nella cultura europea: «Nelle carte che ho approfondito, nei documenti che ho trovato - ha detto Ruzzenenti - ho trovato noi, i bresciani impegnati nel "rintraccio" degli ebrei che sapevano bene che le loro prede sarebbero state destinate allo sterminio».
Ma fortunatamente per tutti noi, da quegli stessi documenti sono emerse anche le luci dei bresciani che aiutarono le famiglie perseguitate a sfuggire alla cattura e, luce più forte di tutte, quella dell’amicizia e della solidarietà tenuta accesa da Alberto Dalla Volta nel buio terribile delle lunghe notti polacche.
In conclusione, mentre molti si chiedevano perché sono trascorsi 60 anni e più, prima che si riconoscesse pubblicamente l’eroismo di Alberto Dalla Volta, una risposta è venuta dal nipote Guido, che con l’ultimo toccante intervento, ha spiegato la ritrosia della famiglia, l’esitazione a condividere la loro tragedia e il loro inconsolabile dolore. Ma ora questo muro di diffidenza è caduto e di questo bisogna ringraziare tutto il liceo Calini e in particolare il professor Lorenzo Manara che ha fortemente voluto la giornata di ieri. 

Alberto Pellegrini

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