Alberto Fortis al Calini
Alcalini, l'arte protagonista con Alberto Fortis e la «Scuola di Atene»

La riproduzione fotografica della «Scuola di Atene» di Raffaello, sulla base di un disegno più piccolo realizzato dalla docente a matita su carta da spolvero, è il «simbolo della cultura del passato che si unisce alla cultura del presente, nonché rappresentazione della scuola così come è intesa dal Calini» spiega il dirigente, Gaetano Cinque. Sulla base del medesimo principio ispiratore il liceo ha promosso l'ottava edizione degli «Inviti alcalini», accogliendo martedì (dopo un primo incontro con Davide Van De Sfroos) Fortis e Giambelli, alla presenza di Andrea Arcai, assessore comunale alla Pubblica istruzione, e del suo collaboratore Alessandro Bianchi. Il cantautore piemontese, sottolineando la «grande amicizia» che lo lega a Brescia «fin dai primi concerti» e l'«importanza della comunicazione tra gli artisti e i giovani», ha spiegato come il suo ultimo libro «AL. Che fine ha fatto Yude?» (Aliberti edizioni) non sia «una biografia cronologica ma piuttosto una confessione relativa non solo a 30 anni di carriera ma che rende conto anche di ricordi indelebili».
Dagli aneddoti sui suoi viaggi («è una delle cose più interessanti della vita perché porta alla conoscenza e al confronto») si è passati in aula magna a discorrere sulla «forza terapeutica della musica» e sulle «barriere tra l'arte e la capacità di arrivare al pubblico. Mi auguro - ha affermato Fortis - che internet sia utilizzato in modo sempre più intelligente e che giunga davvero un rinnovamento».
Giambelli, presidente dei Beatlesiani d'Italia associati, ha infine portato i ragazzi alla scoperta delle origini della diffusione della musica in Europa. «I marinai importavano i dischi di rock and roll - ha raccontato -, mentre i ragazzi si riunivano nelle cantine per ascoltarli e per suonare. Poi sono arrivati i Beatles, ancora oggi venerati a Liverpool, facendo scuola di musica e cultura».c. c.
